Per Freud il sintomo è prioritariamente un "sintomo di conversione", perché legato originariamente agli studi sull'isteria. Esso si configura essenzialmente come espressione del rimosso: è il ritorno di un desiderio rimosso ed è definito come "formazione di compromesso".
Lacan in un primo momento dirà che il sintomo "parla", è metafora. Successivamente approfondirà questo tema, osservando come il sintomo sia "l'effetto del Simbolico nel Reale".
Ciò che più si rivela importante, tuttavia, per chi si avvicina al mondo della psicoanalisi per la prima volta, è distinguere il sintomo dal "fenomeno corporeo".
Sintomo e fenomeno corporeo
Per il medico, il sintomo è equivalente a quello che Lacan definisce "fenomeno corporeo": un mal di pancia, una perdita di peso, etc., tutti segni riconducibili ad un'eziologia più o meno chiara (indigestione, affaticamento, etc.)
In ambito analitico lacaniano, invece, il sintomo è, in ultima analisi, legato a doppio nodo al modo in cui il soggetto gode (inconsciamente). Esso si esprime attraverso quell'eccesso che è proprio del "godimento" (lo spiegheremo in altra rubrica).
Una delle caratteristiche grazie alle quali possiamo riconoscere un sintomo è la ripetizione (per esempio: scegliere ripetutamente partner violenti, non sentirsi mai soddisfatto in nessuna relazione o in nessuna posizione lavorativa, etc.).
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