Jacques Lacan ci indica l'esistenza di tre strutture fondamentali: la nevrosi, la psicosi, la perversione. A queste J. A. Miller ne ha aggiunta una quarta: la psicosi ordinaria.
Ma a cosa e a chi serve, in ambito psicoanalitico, una diagnosi di struttura?
Al paziente non serve, anzi, al contrario, per lui una diagnosi in tale senso potrebbe essere di notevole nocumento. Le "etichette diagnostiche", se da un lato sembrano rassicuranti, possono tuttavia trasformarsi in un destino annunciato, in una prigione da cui non si esce, oppure talvolta possono diventare un facile alibi per il paziente che rimane così incollato al suo sintomo.
All'analista un orientamento in tal senso, cioè formulare un'ipotesi di struttura, può servire?
Certamente: l'analista parte, infatti, dalla consapevolezza che nessuna diagnosi di struttura può essere esaustiva; sul piano clinico, essa viene formulata esclusivamente al fine di orientare il lavoro analitico. Direi che, più di tutti, l'analista di formazione lacaniana sa, per presupposti teorici e per esperienza, che comunicare una diagnosi di struttura al paziente non è quasi mai utile.
Ed ecco spiegato perché il paziente che chiede: "Sono pazzo?" o "Sono normale?" non troverá risposta facile in un analista lacaniano.
J. Lacan, infatti, di fronte a domande di tal genere, citava Pascal: "gli uomini sono così necessariamente folli, che il non essere folle equivarrebbe a essere folle per un altro giro della follia" (Pensieri,fr. 414; cit. in J. Lacan, Seminario, libro III: le psicosi).
Pensiero impregnato di verità e che si può forse sintetizzare con la formula: "Tutti sono folli" (come recitava il titolo del XIV Congresso dell'Associazione Mondiale di Psicoanalisi), ma... di una una follia, diremmo, diffusa. È la follia "un po' più originale delle altre" a destare sospetti, in quanto essa appare socialmente disfunzionale.
Il problema, tuttavia, del "Dottore, sono pazzo?", seppure un po' smorzato da queste considerazioni, resta. Potremmo solo richiamare l'attenzione qui sul fatto che esso è di natura diversa: che sia nevrosi o follia, lo si vedrà, ma, se si manifesta sofferenza nel soggetto, lì c'è da lavorare.
Le etichette possono aspettare.
Dott.ssa Maria Greco
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